Gaetano D’Agostino in esclusiva su Fantagazzetta: “La mia vita da tecnico, i social e il mio passato da calciatore”

OGNI SETTIMANA, UN EX PROTAGONISTA DEL CALCIO GIOCATO AI NOSTRI MICROFONI RACCONTA LA SUA VITA ATTUALE, LA SUA IDEA DI CALCIO, E DISPENSA CONSIGLI AI FANTALLENATORI

Una carriera da “Sliding doors” quella di Gaetano D’Agostino, dove si sono più volte incrociate strade che lo potevano portare a società, palcoscenici e traguardi diversi. Sono più che note le trattative sfumate verso Real Madrid e Juventus, lui che alla fine è riuscito ad imporsi in piazze più piccole come quelle di Udine e Siena, restando spesso il nome più al centro di tante sessioni di calciomercato.

Nato a Palermo nel 1982, comincia a giocare nelle giovanili rosanero per poi approdare allaRoma nel ’98. L’esordio in A arriva nel campionato poi vinto dai giallorossi. D’Agostino scende in campo a novembre del 2000 contro il Brescia.  A marzo del 2001 entra nella trattativa che porta Cassano nella Capitale e lui a Bari. In Puglia trova il contesto ideale e spazio, tanto che nel 2003 fa ritorno per un biennio alla Roma ma, davanti a tanta concorrenza, emergere è complicato.

Dopo un ottimo campionato a Messina, il giocatore si trasferisce a Udine nell’estate del 2006. Sono gli anni più alti della sua carriera. In bianconero conta infatti 132 presenze totali, 12 reti e 22 assist. Prestazioni che convincono il Ct della Nazionale Lippi a convocarlo e a farlo esordire il 6 giugno del 2009 in amichevole contro l’Irlanda del Nord, dove viene schierato titolare a centrocampo assieme a Montolivo e Gattuso. In tutto, indosserà 5 volte la magli azzurra.

Terminata l’esperienza in Friuli, nel 2010 si trasferisce a Firenze ma non sarà un’annata particolarmente fortunata, anche a causa di due infortuni, prima al ginocchio e poi alla mano. Buone le annate successive al Siena (con in mezzo il prestito al Pescara): in Toscana D’Agostino mette insieme 54 presenze, 11 reti e 4 assist. Svincolato dopo il fallimento della Robur, il centrocampista siciliano, nel settembre del 2014, fa una scelta all’apparenza “spiazzante”: sceglie di andare alla Fidelis Andria in D. “L’ho fatto per dare stabilità alla famiglia – ci racconta il giocatore a Fantagazzetta – Mia moglie era in attesa del terzo figlio”. Il rapporto dura solo pochi mesi col club pugliese, perchè già a dicembre sceglie di trasferirsi a Benevento: “Mi hanno dato del mercenario ad Andria – spiega – ho sempre taciuto per non creare problemi alla Fidelis ma non è stato l’ingaggio il motivo. Sapevo dell’interesse della squadra campana e allora mi sono ritrovato con i soci di allora dell’Andria, non chiedendo tanto garanzie contrattuali quanto sulla serietà del progetto. Niente però fu rispettato. E così me ne sono andato”. La piazza però, era a dir poco inferocita con lui. Emblematico lo striscione dei tifosi:“Il dio denaro la tua identità… Fuori mercenario dalla nostra città!!!”. Il giocatore chiude la carriera nella Lupa Roma, ritirandosi l’estate scorsa dal calcio giocato.

#1 – “La tua vita adesso: cosa fai, dove vivi, come si sviluppa la tua giornata?”
“Vivo a Roma, alleno l’Anzio in Serie D. Le mie giornate sono quelle di sempre: calcio – stavolta vissuto da mister – e famiglia”.

#2 – “I social network: li usi? Se sì, quali? Che rapporto hai oggi con i tifosi, tanto nella vita reale quanto a distanza, mediante la rete?”
“Uso instagram e ho la pagina facebook. Quest’ultimo lo trovo un canale molto utile per mantenere le relazioni lavorative e non solo con le persone che non vedi tutti i giorni. Quanto ai tifosi, da calciatore mi è sempre piaciuto instaurare un buon rapporto e che fosse professionale. Gli appassionati vivono la partita in modo più carnale, hanno emozioni diverse da chi è in campo ed è per questo che bisogna scindere la figura del professionista da quella del tifoso. Sia il calciatore che l’allenatore non devono farli “arrabbiare”. È in questo che consiste il rispetto. Devo dire poi che da mister il contesto del pallone lo si vive molto più a pieno. Da giocatore vedi le solite persone, poco più. Con il ruolo in panchina i contatti aumentano, è tutto molto diverso”.

#3 – “Una squadra, un compagno, un allenatore e un Presidente che ti è rimasto nel cuore”
“La squadra è l’Udinese. Lì ho passato i quattro anni più belli della mia vita ed è arrivata pure la convocazione in Nazionale.
Compagni rimasti nel cuore ce ne sono tanti, ma devo dire che l’amicizia più bella l’ho stretta con un avversario: Schelotto. Con le rispettive famiglie ci conoscemmo durante una vacanza in Sardegna. Da quel momento anche le nostre mogli sono diventate molto amiche.
Gli allenatori sono due. Il primo è Pasquale Marino per quanto mi ha insegnato a Udine. L’altro è Fabio Capello per quello che ha saputo trasmettermi da giovane: amore e serietà per questo lavoro.
Il Presidente è Franco Sensi: mi ha fatto firmare il primo contratto da professionista, mi ha ospitato a casa sua. È stato uno di quei presidenti che per la società ha dato tutto”.

#4 – “Quale l’aneddoto calcistico più folle, curioso, strano della tua carriera?”
Nella stagione 2008-09 abbiamo avuto all’Udinese un periodo buio di risultati. Facemmo due mesi di ritiro, non ne potevamo più. A gennaio, prima della gara al “Friuli” con la Juventus decidemmo che era il momento di vincere, non tanto per non proseguire il ritiro, quanto per fare ritorno dalle nostre famiglie. Vincemmo 2 a 1 e la prima cosa che dicemmo a fine partita, non fu tanto “Abbiamo vinto!” ma “Torniamo a casa!”.

#5 – “In carriera chissà con quanti moduli di gioco sarai stato impiegato. Ma qual è il tuo preferito e perché?”
“Il 3-4-3 e il 4-3-3. In questi moduli ho giocato come regista davanti alla difesa e da lì la mia carriera è stata un’ascesa. Anche da allenatore – ove c’è possibilità – sto portando avanti questi schemi”.

#6 – “Qual è il gol che avresti voluto segnare nella storia del calcio?”
“In primis dico che mi sarebbe piaciuto segnare un gol da centrocampo, ma da lì non ho mai segnato. Quanto ad uno storico, dico il rigore di Grosso nella finale mondiale”.

#7 – “C’è un rimpianto nella tua carriera? Oppure qualcosa che hai fatto ma che se tornassi indietro cambieresti?”
“Ci sono tanti rimpianti, ma in carriera ho sempre dato tutto me stesso. Tuttavia una cosa che proprio non rifarei è andare in contrasto con gli allenatori. Ora che lo sono anch’io capisco che avere a che fare con venti giocatori non è facile e che se il mister mi metteva fuori non accadeva mai per “colpa” sua ma per demeriti miei”.

#8 – “Primo consiglio ai fantallenatori: un portiere su cui puntare questa settimana”
“Tatarusanu”.

#9 – “Secondo consiglio ai fantallenatori: un difensore su cui puntare questa settimana”
“Rudiger”.

#10 – “Terzo consiglio ai fantallenatori: un centrocampista su cui puntare questa settimana”
“Nainggolan”.

#11 – “Ultimo consiglio ai fantallenatori: un attaccante su cui puntare questa settimana”
“Kalinic”. 

(Fonte: www.fantagazzetta.it)

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